Campoleone, 5 febbraio 2007
Le dimensioni degli emolumenti e dei benefit percepiti dagli eurocrati (per unità di misura, non certo per il totale dei costi) più che nel novero delle notizie dovrebbero inquadrarsi nella categoria dei fatti. Pur se in numero esiguo, i funzionari di Bruxelles appartengono a quello spicchio di umanità che può definirsi, a buon diritto, privilegiata.
Tra di loro, i più avveduti, che non a caso spesso hanno fatto dell’Europa una scelta culturale e politica prima ancora che professionale, vivono con pudicizia la loro condizione di “diversi”.
Semmai la notizia dovrebbe riguardare la manifesta insufficienza sul piano politico e programmatico dell’attuale Commissione. Ma della cosa non ci si può certo meravigliare visto che, con la scelta di Barroso alla sua guida, si voleva proprio raggiungere tale deludente risultato. Su questi aspetti sarebbe opportuno porre un po’ di attenzione, ma è meglio tacere e far le pulci al salario della segretaria del Presidente.
Interessi nazionali e comunitari, non di rado solo apparentemente divergenti e di cui gli eurocrati non portano nessuna intrinseca responsabilità, salvano la coscienza di chi invoca la partecipazione dell’opinione pubblica.
Un po’ di sana società civile, pronta a sventolare bandiere a 12 stelle, si trova sempre e qualche volta anche a buon mercato. Mentre i paladini degli interessi che incarnano i veri e drammatici privilegi economico/sociali della società contemporanea hanno gia provveduto a vendere l’anima su un comune ed inconfessabile obiettivo: evitare che l’Europa delle ambiguità, che trova la sua massima espressione nell’ermafrodita “trattato che adotta una costituzione”, possa mostrarsi nella sua vera natura; debole, divisa, incapace di agire!
Occorre sperare che l’inconcludente dibattito tra i conservatori su cosa sia o cosa voglia essere l’Unione europea si concluda prima possibile. Solo allora i progressisti, che non hanno timore di affrontare il tema delle “Mancanze d’Europa” con le risorse e gli strumenti propri del modello federale, torneranno protagonisti.
Nicola Forlani
lunedì 8 dicembre 2008
Forum e liste di distribuzione e-mail
Campoleone, 17 gennaio 2008
Cari militanti,
ricordandovi che in occasione della riunione della direzione nazionale del 19 gennaio vi è all’ordine la questione della gestione del forum MFE/GFE desideriamo sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni che speriamo possano essere utili al fine di definire un quadro il più possibile coerente e razionale in materia. Facciamo notare che il presente testo non intende essere una nuova proposta di regolamento, ma più semplicemente, e costruttivamente, un contributo alla definizione di linee guida che potrebbero essere “tradotte” in un vero e proprio articolato la cui approvazione definitiva non può che essere affidata al Comitato Centrale del MFE.
In particolare, verranno prese in esame i seguenti argomenti:
1) Forum MFE/GFE. Come tutti sappiamo nasce per merito di Nicola Vallinoto. Nel tempo va sviluppandosi per numero di iscritti e a tutt’oggi rappresenta l’unico canale di informazione e-mail che collega tutti i militanti generalmente intesi.
2) Forum degli organi elettivi del Movimento a livello nazionale. Sino ad ora è attivo esclusivamente quello che fa riferimento alla direzione nazionale.
3) Forum degli organi elettivi a livello regionale e cittadino. Esistono solo in qualche realtà.
4) Iscrizione degli iscritti MFE ai Forum.
5) Liste di distribuzione anonime
6) Altri Forum non MFE.
1. Forum MFE/GFE
Al momento sta svolgendo molteplici funzioni: distributiva (un militante o un dirigente distribuisce a tutto l’indirizzario e-mail notizie sulle proprie attività); di dibattito interno (vengono distribuiti documenti più o meno corposi che alimentano il dibattito ed il confronto); di diffusione delle informazioni su questioni di interesse per il Movimento (articoli di stampa, prese di posizioni, documenti di altre organizzazioni, ecc.).
Tutte queste funzioni possono essere svolte anche in futuro (in tutto, in parte o in concomitanza con l’utilizzo di altre liste di distribuzione), ma occorre regolamentarne l’utilizzo coscienti che non è un luogo frequentato solo dai federalisti. Nel forum partecipano altri soggetti che, pur richiamandosi all’europeismo generalmente inteso, non possono, non intendono, non vogliono o non saprebbero come contribuire allo sviluppo del dibattito e della linea strategica dell’organizzazione.
Sulla base di questa indispensabile premessa il Forum MFE/GFE dovrebbe prevedere:
1.1) Iscrizione al forum. Deve rimanere del tutto libera. Chiunque, simpatizzante, semplice osservatore, militante federalista può iscriversi o revocare al sua iscrizione a questo forum a condizione che:
1.1.1) Fornisca una e-mail da cui siano chiaramente riscontrabili gli estremi anagrafici (nome e cognome)
1.1.2) Dia la propria disponibilità all’inserimento dei propri dati all’interno di una base dati gestita dal coordinatore del Forum (Nome, Cognome, indirizzo, recapiti telefonici)
1.1.3) Dia la propria disponibilità a che il Comitato di Coordinamento del Forum possa pubblicare periodicamente (ad esempio trimestralmente) sul Forum stesso l’elenco degli iscritti al forum (fornendo in questo caso esclusivamente Nome, Cognome e relativo indirizzo e-mail)
1.1.4) Accetti esplicitamente di accettare le regole del Forum.
1.2) Gestione del Forum.
1.2.1) La gestione del forum viene affidata ad un gruppo di tre coordinatori nominati a maggioranza dei 4/5 dalla Direzione nazionale MFE.
1.2.2) I coordinatori del Forum restano in carica per tre anni al massimo (anche non consecutivi) e con scadenza del mandato annuale tra i tre membri stessi. Al primo anno scadrà il mandato del primo, al secondo quello del secondo al terzo quello del terzo e così a seguire negli anni successivi.
1.2.3) Ai Coordinatori vengono demandate esclusivamente funzioni di coordinamento, controllo ed animazione del forum stesso. Per quanto riguarda i provvedimenti disciplinari a loro compete esclusivamente il potere di ricorso al comitato dei probiviri del Forum
1.3) Categorie di iscritti e provvedimenti disciplinari.
Vengono previste due categorie distinte di iscritti al Forum MFE/GFE:
a. gli iscritti al Movimento Federalista Europeo e alla Gioventù Federalista Europea e
b. i non iscritti alle nostre organizzazioni.
1.3.1) Nel caso di iscritti al MFE/GFE nei confronti degli stessi non può essere elevata alcuna sanzione disciplinare secondo il regolamento del forum stesso se non attraverso le procedure già stabilite in materia negli statuti delle due organizzazioni. Pertanto ai coordinatori del Forum compete (con voto a maggioranza, se del caso) l’istruzione di un ricorso presso i probiviri nazionali stessi delle rispettive organizzazioni.
1.3.2) Nel caso di non iscritti al MFE/GFE i provvedimenti disciplinari sono affidati al comitato dei probiviri del Forum.
1.3.3) Il comitato dei probiviri del Forum è composto da tre persone nominate dalla direzione nazionale del MFE. La durata in carica e le procedure di nomina sono del tutto identiche a quelle previste per i coordinatori del Forum. Un Coordinatore del Forum non può assumere la carica di proboviro del forum e viceversa se non dopo 3 anni dalla scadenza del precedente mandato.
1.3.4) E’ esclusa l’iscrizione al forum in nome collettivo (MFE Torino, Centro regionale Lazio, segreteria di ..ecc.) che faccia riferimento ad organi o cariche tanto del MFE che della GFE che di altre organizzazioni.
1.4) Sospensione o allontanamento di un iscritto dal Forum.
1.4.1) Nel caso di iscritti al MFE tali provvedimenti possono essere assunti esclusivamente dai probiviri nazionali del MFE e della GFE in ottemperanza alle previsioni statutarie e regolamentari già in essere.
1.4.2) Nel caso di non iscritti al forum la sospensione o l’allontanamento potranno avvenire, oltre nei casi di turpiloquio, in soli due casi: a) quando un iscritto riveli o utilizzi fatti e notizie attinenti strettamente alla vita personale di altro iscritto. Per fatti personali si intendono quelli che riguardano le condizioni familiari, di reddito, di salute; b) quando l’iscritto non si attenga alle regole di utilizzo del forum. Ovviamente devono considerarsi escluse tutte le informazioni riguardanti la vita pubblica del soggetto siano esse collegate alla vita del Movimento che a quella di altre organizzazioni politiche e culturali.
1.4.3) Non può essere previsto alcun caso di sospensione o allontanamento per non corrispondenza degli argomenti o temi di interesse comune. Sta ai coordinatori del Forum riuscire a alimentare, favorire e controllare e riportare il dibattito su temi più propriamente di interesse federalistico.
1.5) Regolamento di Gestione del Forum.
Oltre ad esplicitare quanto sopra già evidenziato il regolamento dovrà prevedere che ogni iscritto al forum (iscritto MFE/GFE o meno) può inviare comunicazioni secondo le seguenti specifiche:
1.5.1) Non è consentita la forma personale o interpersonale pubblica. Va utilizzata esclusivamente la forma impersonale (cari, caro è da evitare). Ovviamente si può fare riferimento diretto ad altro iscritto ma solo per riportare dello stesso opinione, informazioni, considerazioni di interesse collettivo.
1.5.2) Può essere inviata esclusivamente una mail al giorno quando questa sia a carattere distributivo (articoli di stampa di terzi, nella stessa mail possono essere inviate più segnalazioni), informative su attività nazionali regionali o locali del MFE e di qualsiasi altra organizzazione che svolga attività attinenti con quelle del federalismo organizzato. L’unica mail può, ovviamente, contenere riferimenti a più fatti, notizie, sollecitazioni.
1.5.3) Può essere inviata esclusivamente una e-mail alla settimana quando questa riguardi una considerazione, un articolo, un contributo, una riflessione dell’iscritto stesso, scritto appositamente per il forum o pubblicato dallo stesso in altra forma cartacea o elettronica.
1.5.4) Questione degli “inoltri” al Forum. Gli iscritti che inoltrano forum (un articolo, una newsletter, il programma di un convengo ecc.) devono essere inviati ad accompagnare il messaggio con un breve commento, eventualmente anche selezionando i contenuti del messaggio inoltrato. Inoltre, quando i testi sono già pubblicati su pagine Internet va inoltrato elusivamente il relativo link accompagnato sempre da due righe di presentazione, contestualizzazione, valutazione.
Al comitato di coordinamento spetterebbe il compito di suggerire/raccomandare questo stile.
1.5.5) Il regolamento di gestione del Forum MFE/GFE è approvato dal Comitato Centrale del MFE. Esso non si deve limitare alle questioni di iscrizione, di temi e disciplinati, ma deve prendere in esame e disciplinate tutti gli aspetti nel testo evidenzianti.
1.5.6) Eventuali deroghe al regolamento per quanto attiene ai punti 1.5.2) e 1.5.3) possono essere decise esclusivamente dal comitato di coordinamento del Forum stesso su richiesta motivata e per periodi limitati.
2. Forum degli organi elettivi del Movimento a livello nazionale.
Sono istituiti due Forum di distribuzione e-mail attinenti strettamente al Movimento ed ai suoi organi elettivi. Il Forum della Direzione Nazionale ed il Forum del Comitato Centrale. I due forum avranno le seguenti caratteristiche:
2.1) Iscrizione su espresso consenso dei membri delle assemblee stesse così come nominati dagli organi collegiali in sede congressuale e di comitato centrale.
2.2) L’accettazione dell’iscrizione non può essere subordinata ad alcun criterio/parametro, se non quello dell’appartenenza alla assemblea stessa e della chiara riconducibilità dell’indirizzo e-mail alla persona.
2.3) Il Gestore del Forum del Comitato Centrale e il Gestore del Forum della Direzione Nazionale (possono essere anche la stessa persona) sono nominati a maggioranza dei 4/5 dalle rispettive assemblee nazionali. Essi sono chiamati esclusivamente alle procedure di attivazione del forum stesso e di gestione degli account. Ad essi non è attribuito alcun potere di coordinamento o disciplinare.
2.4) Gli iscritti ai forum delle Assemblee non sono tenuti ad alcun regolamento di gestione dello stesso. Delle loro azioni possono rispondere solo ed esclusivamente attraverso le procedure e gli organi già previsti dallo statuto ed il regolamento del MFE.
2.5) Sono iscritti al forum della direzione esclusivamente i membri aventi diritto. Eventuali deroghe motivate possono essere disposte esclusivamente a maggioranza dei 4/5 dalla assemblea di riferimento stessa.
2.6) Sono iscritti al forum del comitato centrale esclusivamente i membri aventi diritto. Eventuali deroghe motivate possono essere disposte esclusivamente a maggioranza dei 4/5 dalla direzione nazionale stessa.
3. Forum degli organi elettivi a livello regionale e cittadino.
Attualmente sono presenti solo in alcune realtà. Ma è bene che anche per questi siano previsti dei dispositivi regolamentari a garanzia di livelli standard di garanzia per tutti gli iscritti e più precisamente:
3.1) Il forum di un centro regionale o della sezione cittadina può essere attivato esclusivamente su deliberazione, a maggioranza semplice, del corrispondente comitato direttivo regionale o cittadino.
3.2) Ai forum regionali e/o cittadini sono invitati e possono iscriversi tutti gli iscritti MFE del centro regionale o della relativa sezione.
3.3) L’accettazione dell’iscrizione non può essere subordinata ad alcun criterio/parametro, se non quello dell’appartenenza alla platea degli iscritti stessi e della chiara riconducibilità dell’indirizzo e-mail alla persona.
3.4) Gli iscritti ai forum dei centri regionali o delle sezioni non sono tenuti ad alcun regolamento di gestione dello stesso. Delle loro azioni possono rispondere solo ed esclusivamente attraverso le procedure e gli organi già previsti dallo statuto ed il regolamento del MFE.
3.5) Il Gestore del Forum del Centro regionale e il Gestore del Forum della sezione cittadini (possono essere anche la stessa persona) sono nominati a maggioranza dei 4/5 rispettivamente dal direttivo regionale e da quello cittadino. Essi sono chiamati esclusivamente alle procedure di attivazione del forum stesso e di gestione degli account. Ad essi non è attribuito alcun potere di coordinamento o disciplinare.
3.6) Gli iscritti ai forum dei centri regionali o delle sezioni cittadine non sono tenuti ad alcun regolamento di gestione dello stesso. Delle loro azioni possono rispondere solo ed esclusivamente attraverso le procedure e gli organi già previsti dallo statuto ed il regolamento del MFE.
4. Iscrizione degli iscritti MFE ai Forum.
4.1) Gli iscritti al forum della direzione nazionale e del comitato centrale corrispondono ai membri di diritto delle corrispondenti assemblee nazionali.
4.2) Al momento dell’iscrizione al MFE a tutti gli iscritti viene richiesta: a) disponibilità all’iscrizione al forum MFE/GFE con accettazione del relativo regolamento; b) disponibilità all’iscrizione del forum del centro regionale e/o della sezione cittadina.
4.3) Al momento dell’iscrizione sono altresì invitati a fornire disponibilità al trattamento dei loro dati (nome, cognome, indirizzo, recapito postale , e-mail e telefonico) ai fini della gestione dei dati del tesseramento (come prima opzione obbligatorio per procedere all’iscrizione stessa), ai fini della gestione di elenchi pubblici di iscritti al MFE e alla relative sezioni di appartenenza attraverso le pubblicazioni a stampa ed Internet del MFE stesso, compreso i forum (seconda opzione non obbligatoria all’iscrizione del soggetto). Agli iscritti verranno comunicati i dati su gestori e localizzazione degli archivi elettronici.
5. Liste di distribuzione anonime.
1.5.1) E’ fatto divieto a chiunque eserciti un’attività di coordinamento all’interno di organi direttivi sezionali, regionali, nazionale di utilizzare proprie liste di distribuzione e-mail anonime (intendendosi per tali quelle dove non è rintracciabile a chi e quanti indirizzi e-mail è stata inviata la comunicazione e in cui è impossibile rispondere ed interloquire con tutti i destinatari anonimi).
1.5.2) Coloro che non volessero rendere pubblici i propri dati personali (seconda opzione di consenso al momento dell’iscrizione) potranno utilizzare esclusivamente e-mail da punto a punto. In questo caso è una chiara scelta dell’iscritto riservarsi di non interloquire con i partecipanti ai forum anche nella solo forma di lista di distribuzione e-mail.
6. Altri forum non MFE.
Qualsiasi iscritto al MFE può lanciare un’iniziativa di forum in internet. In nessun caso può utilizzare il logo ed il marchio MFE che è di esclusiva disponibilità del Movimento Federalista Europeo. Qualsiasi altro Forum telematico o videotelematico può essere costituito solo su espressa deliberazione degli organi del MFE secondo le procedure e le modalità già evidenziate nei punti precedenti.
Nicola Forlani
Cari militanti,
ricordandovi che in occasione della riunione della direzione nazionale del 19 gennaio vi è all’ordine la questione della gestione del forum MFE/GFE desideriamo sottoporre alla vostra attenzione alcune riflessioni che speriamo possano essere utili al fine di definire un quadro il più possibile coerente e razionale in materia. Facciamo notare che il presente testo non intende essere una nuova proposta di regolamento, ma più semplicemente, e costruttivamente, un contributo alla definizione di linee guida che potrebbero essere “tradotte” in un vero e proprio articolato la cui approvazione definitiva non può che essere affidata al Comitato Centrale del MFE.
In particolare, verranno prese in esame i seguenti argomenti:
1) Forum MFE/GFE. Come tutti sappiamo nasce per merito di Nicola Vallinoto. Nel tempo va sviluppandosi per numero di iscritti e a tutt’oggi rappresenta l’unico canale di informazione e-mail che collega tutti i militanti generalmente intesi.
2) Forum degli organi elettivi del Movimento a livello nazionale. Sino ad ora è attivo esclusivamente quello che fa riferimento alla direzione nazionale.
3) Forum degli organi elettivi a livello regionale e cittadino. Esistono solo in qualche realtà.
4) Iscrizione degli iscritti MFE ai Forum.
5) Liste di distribuzione anonime
6) Altri Forum non MFE.
1. Forum MFE/GFE
Al momento sta svolgendo molteplici funzioni: distributiva (un militante o un dirigente distribuisce a tutto l’indirizzario e-mail notizie sulle proprie attività); di dibattito interno (vengono distribuiti documenti più o meno corposi che alimentano il dibattito ed il confronto); di diffusione delle informazioni su questioni di interesse per il Movimento (articoli di stampa, prese di posizioni, documenti di altre organizzazioni, ecc.).
Tutte queste funzioni possono essere svolte anche in futuro (in tutto, in parte o in concomitanza con l’utilizzo di altre liste di distribuzione), ma occorre regolamentarne l’utilizzo coscienti che non è un luogo frequentato solo dai federalisti. Nel forum partecipano altri soggetti che, pur richiamandosi all’europeismo generalmente inteso, non possono, non intendono, non vogliono o non saprebbero come contribuire allo sviluppo del dibattito e della linea strategica dell’organizzazione.
Sulla base di questa indispensabile premessa il Forum MFE/GFE dovrebbe prevedere:
1.1) Iscrizione al forum. Deve rimanere del tutto libera. Chiunque, simpatizzante, semplice osservatore, militante federalista può iscriversi o revocare al sua iscrizione a questo forum a condizione che:
1.1.1) Fornisca una e-mail da cui siano chiaramente riscontrabili gli estremi anagrafici (nome e cognome)
1.1.2) Dia la propria disponibilità all’inserimento dei propri dati all’interno di una base dati gestita dal coordinatore del Forum (Nome, Cognome, indirizzo, recapiti telefonici)
1.1.3) Dia la propria disponibilità a che il Comitato di Coordinamento del Forum possa pubblicare periodicamente (ad esempio trimestralmente) sul Forum stesso l’elenco degli iscritti al forum (fornendo in questo caso esclusivamente Nome, Cognome e relativo indirizzo e-mail)
1.1.4) Accetti esplicitamente di accettare le regole del Forum.
1.2) Gestione del Forum.
1.2.1) La gestione del forum viene affidata ad un gruppo di tre coordinatori nominati a maggioranza dei 4/5 dalla Direzione nazionale MFE.
1.2.2) I coordinatori del Forum restano in carica per tre anni al massimo (anche non consecutivi) e con scadenza del mandato annuale tra i tre membri stessi. Al primo anno scadrà il mandato del primo, al secondo quello del secondo al terzo quello del terzo e così a seguire negli anni successivi.
1.2.3) Ai Coordinatori vengono demandate esclusivamente funzioni di coordinamento, controllo ed animazione del forum stesso. Per quanto riguarda i provvedimenti disciplinari a loro compete esclusivamente il potere di ricorso al comitato dei probiviri del Forum
1.3) Categorie di iscritti e provvedimenti disciplinari.
Vengono previste due categorie distinte di iscritti al Forum MFE/GFE:
a. gli iscritti al Movimento Federalista Europeo e alla Gioventù Federalista Europea e
b. i non iscritti alle nostre organizzazioni.
1.3.1) Nel caso di iscritti al MFE/GFE nei confronti degli stessi non può essere elevata alcuna sanzione disciplinare secondo il regolamento del forum stesso se non attraverso le procedure già stabilite in materia negli statuti delle due organizzazioni. Pertanto ai coordinatori del Forum compete (con voto a maggioranza, se del caso) l’istruzione di un ricorso presso i probiviri nazionali stessi delle rispettive organizzazioni.
1.3.2) Nel caso di non iscritti al MFE/GFE i provvedimenti disciplinari sono affidati al comitato dei probiviri del Forum.
1.3.3) Il comitato dei probiviri del Forum è composto da tre persone nominate dalla direzione nazionale del MFE. La durata in carica e le procedure di nomina sono del tutto identiche a quelle previste per i coordinatori del Forum. Un Coordinatore del Forum non può assumere la carica di proboviro del forum e viceversa se non dopo 3 anni dalla scadenza del precedente mandato.
1.3.4) E’ esclusa l’iscrizione al forum in nome collettivo (MFE Torino, Centro regionale Lazio, segreteria di ..ecc.) che faccia riferimento ad organi o cariche tanto del MFE che della GFE che di altre organizzazioni.
1.4) Sospensione o allontanamento di un iscritto dal Forum.
1.4.1) Nel caso di iscritti al MFE tali provvedimenti possono essere assunti esclusivamente dai probiviri nazionali del MFE e della GFE in ottemperanza alle previsioni statutarie e regolamentari già in essere.
1.4.2) Nel caso di non iscritti al forum la sospensione o l’allontanamento potranno avvenire, oltre nei casi di turpiloquio, in soli due casi: a) quando un iscritto riveli o utilizzi fatti e notizie attinenti strettamente alla vita personale di altro iscritto. Per fatti personali si intendono quelli che riguardano le condizioni familiari, di reddito, di salute; b) quando l’iscritto non si attenga alle regole di utilizzo del forum. Ovviamente devono considerarsi escluse tutte le informazioni riguardanti la vita pubblica del soggetto siano esse collegate alla vita del Movimento che a quella di altre organizzazioni politiche e culturali.
1.4.3) Non può essere previsto alcun caso di sospensione o allontanamento per non corrispondenza degli argomenti o temi di interesse comune. Sta ai coordinatori del Forum riuscire a alimentare, favorire e controllare e riportare il dibattito su temi più propriamente di interesse federalistico.
1.5) Regolamento di Gestione del Forum.
Oltre ad esplicitare quanto sopra già evidenziato il regolamento dovrà prevedere che ogni iscritto al forum (iscritto MFE/GFE o meno) può inviare comunicazioni secondo le seguenti specifiche:
1.5.1) Non è consentita la forma personale o interpersonale pubblica. Va utilizzata esclusivamente la forma impersonale (cari, caro è da evitare). Ovviamente si può fare riferimento diretto ad altro iscritto ma solo per riportare dello stesso opinione, informazioni, considerazioni di interesse collettivo.
1.5.2) Può essere inviata esclusivamente una mail al giorno quando questa sia a carattere distributivo (articoli di stampa di terzi, nella stessa mail possono essere inviate più segnalazioni), informative su attività nazionali regionali o locali del MFE e di qualsiasi altra organizzazione che svolga attività attinenti con quelle del federalismo organizzato. L’unica mail può, ovviamente, contenere riferimenti a più fatti, notizie, sollecitazioni.
1.5.3) Può essere inviata esclusivamente una e-mail alla settimana quando questa riguardi una considerazione, un articolo, un contributo, una riflessione dell’iscritto stesso, scritto appositamente per il forum o pubblicato dallo stesso in altra forma cartacea o elettronica.
1.5.4) Questione degli “inoltri” al Forum. Gli iscritti che inoltrano forum (un articolo, una newsletter, il programma di un convengo ecc.) devono essere inviati ad accompagnare il messaggio con un breve commento, eventualmente anche selezionando i contenuti del messaggio inoltrato. Inoltre, quando i testi sono già pubblicati su pagine Internet va inoltrato elusivamente il relativo link accompagnato sempre da due righe di presentazione, contestualizzazione, valutazione.
Al comitato di coordinamento spetterebbe il compito di suggerire/raccomandare questo stile.
1.5.5) Il regolamento di gestione del Forum MFE/GFE è approvato dal Comitato Centrale del MFE. Esso non si deve limitare alle questioni di iscrizione, di temi e disciplinati, ma deve prendere in esame e disciplinate tutti gli aspetti nel testo evidenzianti.
1.5.6) Eventuali deroghe al regolamento per quanto attiene ai punti 1.5.2) e 1.5.3) possono essere decise esclusivamente dal comitato di coordinamento del Forum stesso su richiesta motivata e per periodi limitati.
2. Forum degli organi elettivi del Movimento a livello nazionale.
Sono istituiti due Forum di distribuzione e-mail attinenti strettamente al Movimento ed ai suoi organi elettivi. Il Forum della Direzione Nazionale ed il Forum del Comitato Centrale. I due forum avranno le seguenti caratteristiche:
2.1) Iscrizione su espresso consenso dei membri delle assemblee stesse così come nominati dagli organi collegiali in sede congressuale e di comitato centrale.
2.2) L’accettazione dell’iscrizione non può essere subordinata ad alcun criterio/parametro, se non quello dell’appartenenza alla assemblea stessa e della chiara riconducibilità dell’indirizzo e-mail alla persona.
2.3) Il Gestore del Forum del Comitato Centrale e il Gestore del Forum della Direzione Nazionale (possono essere anche la stessa persona) sono nominati a maggioranza dei 4/5 dalle rispettive assemblee nazionali. Essi sono chiamati esclusivamente alle procedure di attivazione del forum stesso e di gestione degli account. Ad essi non è attribuito alcun potere di coordinamento o disciplinare.
2.4) Gli iscritti ai forum delle Assemblee non sono tenuti ad alcun regolamento di gestione dello stesso. Delle loro azioni possono rispondere solo ed esclusivamente attraverso le procedure e gli organi già previsti dallo statuto ed il regolamento del MFE.
2.5) Sono iscritti al forum della direzione esclusivamente i membri aventi diritto. Eventuali deroghe motivate possono essere disposte esclusivamente a maggioranza dei 4/5 dalla assemblea di riferimento stessa.
2.6) Sono iscritti al forum del comitato centrale esclusivamente i membri aventi diritto. Eventuali deroghe motivate possono essere disposte esclusivamente a maggioranza dei 4/5 dalla direzione nazionale stessa.
3. Forum degli organi elettivi a livello regionale e cittadino.
Attualmente sono presenti solo in alcune realtà. Ma è bene che anche per questi siano previsti dei dispositivi regolamentari a garanzia di livelli standard di garanzia per tutti gli iscritti e più precisamente:
3.1) Il forum di un centro regionale o della sezione cittadina può essere attivato esclusivamente su deliberazione, a maggioranza semplice, del corrispondente comitato direttivo regionale o cittadino.
3.2) Ai forum regionali e/o cittadini sono invitati e possono iscriversi tutti gli iscritti MFE del centro regionale o della relativa sezione.
3.3) L’accettazione dell’iscrizione non può essere subordinata ad alcun criterio/parametro, se non quello dell’appartenenza alla platea degli iscritti stessi e della chiara riconducibilità dell’indirizzo e-mail alla persona.
3.4) Gli iscritti ai forum dei centri regionali o delle sezioni non sono tenuti ad alcun regolamento di gestione dello stesso. Delle loro azioni possono rispondere solo ed esclusivamente attraverso le procedure e gli organi già previsti dallo statuto ed il regolamento del MFE.
3.5) Il Gestore del Forum del Centro regionale e il Gestore del Forum della sezione cittadini (possono essere anche la stessa persona) sono nominati a maggioranza dei 4/5 rispettivamente dal direttivo regionale e da quello cittadino. Essi sono chiamati esclusivamente alle procedure di attivazione del forum stesso e di gestione degli account. Ad essi non è attribuito alcun potere di coordinamento o disciplinare.
3.6) Gli iscritti ai forum dei centri regionali o delle sezioni cittadine non sono tenuti ad alcun regolamento di gestione dello stesso. Delle loro azioni possono rispondere solo ed esclusivamente attraverso le procedure e gli organi già previsti dallo statuto ed il regolamento del MFE.
4. Iscrizione degli iscritti MFE ai Forum.
4.1) Gli iscritti al forum della direzione nazionale e del comitato centrale corrispondono ai membri di diritto delle corrispondenti assemblee nazionali.
4.2) Al momento dell’iscrizione al MFE a tutti gli iscritti viene richiesta: a) disponibilità all’iscrizione al forum MFE/GFE con accettazione del relativo regolamento; b) disponibilità all’iscrizione del forum del centro regionale e/o della sezione cittadina.
4.3) Al momento dell’iscrizione sono altresì invitati a fornire disponibilità al trattamento dei loro dati (nome, cognome, indirizzo, recapito postale , e-mail e telefonico) ai fini della gestione dei dati del tesseramento (come prima opzione obbligatorio per procedere all’iscrizione stessa), ai fini della gestione di elenchi pubblici di iscritti al MFE e alla relative sezioni di appartenenza attraverso le pubblicazioni a stampa ed Internet del MFE stesso, compreso i forum (seconda opzione non obbligatoria all’iscrizione del soggetto). Agli iscritti verranno comunicati i dati su gestori e localizzazione degli archivi elettronici.
5. Liste di distribuzione anonime.
1.5.1) E’ fatto divieto a chiunque eserciti un’attività di coordinamento all’interno di organi direttivi sezionali, regionali, nazionale di utilizzare proprie liste di distribuzione e-mail anonime (intendendosi per tali quelle dove non è rintracciabile a chi e quanti indirizzi e-mail è stata inviata la comunicazione e in cui è impossibile rispondere ed interloquire con tutti i destinatari anonimi).
1.5.2) Coloro che non volessero rendere pubblici i propri dati personali (seconda opzione di consenso al momento dell’iscrizione) potranno utilizzare esclusivamente e-mail da punto a punto. In questo caso è una chiara scelta dell’iscritto riservarsi di non interloquire con i partecipanti ai forum anche nella solo forma di lista di distribuzione e-mail.
6. Altri forum non MFE.
Qualsiasi iscritto al MFE può lanciare un’iniziativa di forum in internet. In nessun caso può utilizzare il logo ed il marchio MFE che è di esclusiva disponibilità del Movimento Federalista Europeo. Qualsiasi altro Forum telematico o videotelematico può essere costituito solo su espressa deliberazione degli organi del MFE secondo le procedure e le modalità già evidenziate nei punti precedenti.
Nicola Forlani
sabato 6 dicembre 2008
Il paradosso di una costituzione senza stato
Campoleone, 24 gennaio 2007
Ripropongo un estratto dell’articolo di Bolaffi che a mio avviso rappresenta, magistralmente, una delle possibili ragioni profonde del dibattito sul futuro dell’Europa che in parte sta animando, non so quanto consapevolmente, anche il nostro mivimento.
… “Si tratta come ognun veda di una vera e propria rivoluzione copernicana del pensiero giuridico e costituzionale che ci mette in grado di sganciare l'idea di Costituzione da quella di Stato-nazione. In tal modo si potrebbe definitivamente archiviare quella sorta di aporetico combinato disposto formato da un lato dall'ideologia "sovranista", secondo la quale un'unità politica non può esistere che nella forma dello Stato-nazione. E dall'altra, dalle posizioni di un radicale federalismo per le quali un'Europa politicamente unita potrà esistere solo nella forma di Stato federale europeo (o Stati Uniti d'Europa): «Sul piano della forma politica, è un'unità che non ha la forma classica della circonferenza, bensì quella meno consueta ma non meno strutturata dell'ellisse”… “Una ellisse formata dalla persistenza, sia pure declinante, della legittimità politica la cui fonte è lo Stato-nazione e la formazione di una realtà post-statale anch'essa legittimata e capace di decisioni politiche che chiamiamo diritto comunitario”.
Il cosmopolitismo internazionalista ha da sempre propugnato l’estinzione dello Stato quale fase terminale della società capitalista e preludio di quella socialista (società post-statale per eccellenza). Un’astrazione filosofica su cui molti autori marxisti si sono esercitati ma che spesso, nei fatti, si è tradotta in un’idiosincrasia congenita all’ordine e al potere che dallo Stato stesso emanano. Idiosincrasia che con il concetto filosofico ha ben poco a che fare. In questa versione comunitaria, avallata da Bolaffi, e sostenuta da una serie di intellettuali che fanno riferimento alla fondazione Basso, l’estinzione dello Stato avverrebbe grazie al depotenziamento progressivo di quelli nazionali e alla fiera opposizione alla costruzione di quello federale soprannazionale.
Nella sostanza, il non essere Stato (patrimonio da preservare) del modello comunitario in abbinamento con un trattato internazionale (che ha il solo merito di rafforzare il ruolo intergovernativo degli Stati nazionali stessi) da chiamarsi enfaticamente “Costituzione” trasforma, come per miracolo, un campione di europeismo come Valéry Giscard d’Estaing, così viene giudicato dal costituzionalista europeo Peter Häberle (1), in una novella Rosa Luxemburg. Ed il primo avrebbe il privilegio di essere riuscito li dove la seconda ha fallito.
Fino al ’89, gli anti-Stato non avevano timore a richiamarsi a Marx e Engels (né con lo Stato né con le BR è un’espressione che forse non dice nulla ai più giovani, ma morde ancora nelle coscienze di chi ha vissuto quella infelice stagione politica chiamata “Anni di piombo”). Ora che lor signori non sono più tanto alla moda, gli anti-Stato si appellano al modello comunitario, erigendolo a monumentale esempio cultural/costituzionale di un federalismo post-statale (2) da contrapporre al federalismo radicale, che poggia sul concetto di Stato federale. Con l’unico risultato tangibile di dar vita così all’unico stato possibile, quello confusionale.
Ambedue le visioni (internazionalista e federalista) sono ovviamente degne di nota e meritano ben più articolata analisi di quella accennata in queste poche battute. Ma solo la seconda è legittimata ad offrire il proprio contributo per la miglior definizione della linea strategica della nostra organizzazione che ha, in ogni caso, per obiettivo la fondazione dello Stato federale europeo. Sempre che questo, senza post, né pre, né ma sia ancora l’obiettivo condiviso di tutti i militanti del MFE. Se qualcuno avesse sviluppato altre opinioni in merito lo dica, con chiarezza cristallina, e senza lasciare ancora spazio a fraintendimento alcuno.
Facciamo chiarezza e usciamo dall’ambiguità. E’ il marxismo, nelle sue innumerevole declinazioni, ad essere stato archiviato dalla storia! Il federalismo di Altiero Spinelli e Mario Albertini no! E’ di drammatica attualità per le sorti del pianeta stesso.
Nicola Forlani
(1)Peter Häberle. (2003) Interevento al convegno “Il giurista europeo di fronte ai compiti del nostro futuro costituzionale comune” (Luiss)
http://www.luiss.it/semcost/index.html?dirittifondamentali/resoconti/200302.
html~right
Estratto intervento Häberle. “Passando ad analizzare più da vicino alcuni dei progetti considerati, prendiamo in considerazione in primo luogo il progetto Giscard elaborato dal presidium della Convenzione nel novembre 2002. Si tratta di un documento eccellente per una politica costituzionale europea, che si sforza di realizzare un'ampia trasparenza, opera con una sistematica quasi cartesiana, e rappresenta pertanto un'iniziativa pionieristica, una sorta di strumentario costituzionale, un programma strutturale prodotto dall'elaborazione del fitto intrico di oltre 400 "vecchi" articoli già emanati nel diritto pattizio europeo e che in qualche modo produce nuove norme giuridiche. Forse è possibile parlare di un
"documento quadro" (Rahmenwerk), di un'"impalcatura costituzionale" o di uno "scheletro". Non avendo contatti con gli ambienti politici, osserva Häberle, non gli è stato possibile apprendere a chi debba Giscard l'elaborazione di un progetto di tale qualità.”
(2) Peter Häberle (2006) Costituzione ed identità culturale tra Europa e stati nazionali. (Giuffre)
Ripropongo un estratto dell’articolo di Bolaffi che a mio avviso rappresenta, magistralmente, una delle possibili ragioni profonde del dibattito sul futuro dell’Europa che in parte sta animando, non so quanto consapevolmente, anche il nostro mivimento.
… “Si tratta come ognun veda di una vera e propria rivoluzione copernicana del pensiero giuridico e costituzionale che ci mette in grado di sganciare l'idea di Costituzione da quella di Stato-nazione. In tal modo si potrebbe definitivamente archiviare quella sorta di aporetico combinato disposto formato da un lato dall'ideologia "sovranista", secondo la quale un'unità politica non può esistere che nella forma dello Stato-nazione. E dall'altra, dalle posizioni di un radicale federalismo per le quali un'Europa politicamente unita potrà esistere solo nella forma di Stato federale europeo (o Stati Uniti d'Europa): «Sul piano della forma politica, è un'unità che non ha la forma classica della circonferenza, bensì quella meno consueta ma non meno strutturata dell'ellisse”… “Una ellisse formata dalla persistenza, sia pure declinante, della legittimità politica la cui fonte è lo Stato-nazione e la formazione di una realtà post-statale anch'essa legittimata e capace di decisioni politiche che chiamiamo diritto comunitario”.
Il cosmopolitismo internazionalista ha da sempre propugnato l’estinzione dello Stato quale fase terminale della società capitalista e preludio di quella socialista (società post-statale per eccellenza). Un’astrazione filosofica su cui molti autori marxisti si sono esercitati ma che spesso, nei fatti, si è tradotta in un’idiosincrasia congenita all’ordine e al potere che dallo Stato stesso emanano. Idiosincrasia che con il concetto filosofico ha ben poco a che fare. In questa versione comunitaria, avallata da Bolaffi, e sostenuta da una serie di intellettuali che fanno riferimento alla fondazione Basso, l’estinzione dello Stato avverrebbe grazie al depotenziamento progressivo di quelli nazionali e alla fiera opposizione alla costruzione di quello federale soprannazionale.
Nella sostanza, il non essere Stato (patrimonio da preservare) del modello comunitario in abbinamento con un trattato internazionale (che ha il solo merito di rafforzare il ruolo intergovernativo degli Stati nazionali stessi) da chiamarsi enfaticamente “Costituzione” trasforma, come per miracolo, un campione di europeismo come Valéry Giscard d’Estaing, così viene giudicato dal costituzionalista europeo Peter Häberle (1), in una novella Rosa Luxemburg. Ed il primo avrebbe il privilegio di essere riuscito li dove la seconda ha fallito.
Fino al ’89, gli anti-Stato non avevano timore a richiamarsi a Marx e Engels (né con lo Stato né con le BR è un’espressione che forse non dice nulla ai più giovani, ma morde ancora nelle coscienze di chi ha vissuto quella infelice stagione politica chiamata “Anni di piombo”). Ora che lor signori non sono più tanto alla moda, gli anti-Stato si appellano al modello comunitario, erigendolo a monumentale esempio cultural/costituzionale di un federalismo post-statale (2) da contrapporre al federalismo radicale, che poggia sul concetto di Stato federale. Con l’unico risultato tangibile di dar vita così all’unico stato possibile, quello confusionale.
Ambedue le visioni (internazionalista e federalista) sono ovviamente degne di nota e meritano ben più articolata analisi di quella accennata in queste poche battute. Ma solo la seconda è legittimata ad offrire il proprio contributo per la miglior definizione della linea strategica della nostra organizzazione che ha, in ogni caso, per obiettivo la fondazione dello Stato federale europeo. Sempre che questo, senza post, né pre, né ma sia ancora l’obiettivo condiviso di tutti i militanti del MFE. Se qualcuno avesse sviluppato altre opinioni in merito lo dica, con chiarezza cristallina, e senza lasciare ancora spazio a fraintendimento alcuno.
Facciamo chiarezza e usciamo dall’ambiguità. E’ il marxismo, nelle sue innumerevole declinazioni, ad essere stato archiviato dalla storia! Il federalismo di Altiero Spinelli e Mario Albertini no! E’ di drammatica attualità per le sorti del pianeta stesso.
Nicola Forlani
(1)Peter Häberle. (2003) Interevento al convegno “Il giurista europeo di fronte ai compiti del nostro futuro costituzionale comune” (Luiss)
http://www.luiss.it/semcost/index.html?dirittifondamentali/resoconti/200302.
html~right
Estratto intervento Häberle. “Passando ad analizzare più da vicino alcuni dei progetti considerati, prendiamo in considerazione in primo luogo il progetto Giscard elaborato dal presidium della Convenzione nel novembre 2002. Si tratta di un documento eccellente per una politica costituzionale europea, che si sforza di realizzare un'ampia trasparenza, opera con una sistematica quasi cartesiana, e rappresenta pertanto un'iniziativa pionieristica, una sorta di strumentario costituzionale, un programma strutturale prodotto dall'elaborazione del fitto intrico di oltre 400 "vecchi" articoli già emanati nel diritto pattizio europeo e che in qualche modo produce nuove norme giuridiche. Forse è possibile parlare di un
"documento quadro" (Rahmenwerk), di un'"impalcatura costituzionale" o di uno "scheletro". Non avendo contatti con gli ambienti politici, osserva Häberle, non gli è stato possibile apprendere a chi debba Giscard l'elaborazione di un progetto di tale qualità.”
(2) Peter Häberle (2006) Costituzione ed identità culturale tra Europa e stati nazionali. (Giuffre)
Oggi come per il passato
Campoleone, 14 gennaio 2007
Oggi, come per il passato, le tesi dei federalisti si confrontano costantemente con il variegato mondo delle proposte degli europeisti e più in generale di coloro che a vario titolo, non di rado oneroso, si occupano di Europa. Una palude all’interno della quale, al di là di encomiabili eccezioni, si distinguono intellettuali, non sempre titolati e se titolati non sempre per meriti scientifici, troppo sensibili al sottile fascino del potere costituito per poter esprimere proposte originali, cattivi maestri orfani del comunismo militante e pronti a confondere le menti delle nuove generazioni con il global-cosmopolitismo pedante ed inconcludente, protagonisti della vita economica alla ricerca di una verginità etica ormai irrimediabilmente perduta nel vortice delle leggi di mercato, giornalisti ed opinion maker compiacenti e disponibili a cambiar bandiera a seconda dei reconditi interessi dell’editore, palese o meno che sia. Tra tutti questi rimestatori di idee quelli i più pericolosi sono coloro che sanno impareggiabilmente coniugare l’ignoranza dei temi all’arroganza dei modi.
Oggi, come per il passato, i militanti che desiderano offrire il proprio contributo alla costruzione della Federazione europea fanno appello prima ancora che al patrimonio ideologico del federalismo organizzato, alla capacità di autonomia nei confronti del mondo politico tradizionale.
Un’autonomia che si sostanzia tanto in termini di definizione di una combattiva azione politica (Spinelli), che di elaborazione di un rigoroso quadro teorico di riferimento (Albertini).
I due elementi sono indissolubilmente legati e definiscono in maniera del tutto originale lo spessore culturale, prima ancora che politico, dell’”orgoglio federalista”.
Oggi, come per il passato, non ci meraviglia affatto che un capo di governo non concordi con le tesi dei federalisti. Rimarremmo semmai esterrefatti se fossero i federalisti a concordare con le tesi di un presidente di turno che da un lato tenta di mantenere un bassissimo profilo, in attesa che la Francia sciolga il rebus postreferendario e dall’altro asseconda la progressiva nazionalizzazione della politica estera tedesca, pur di mantenere unita la grande coalizione.
Oggi, come per il passato, la proposta federalista non è quella che ha le maggiori possibilità di essere realizzata, non è quella che trova il maggior favore dell’opinione pubblica, non è quella che giustifica le logiche di potere nazionale, non è quella che cerca il superficiale ed impalpabile favore della palude europeista, ma è quella che ha l’ambizione di far emergere il partito di coloro che vogliono, inequivocabilmente, l’unione politica su basi federali.
Nicola Forlani
Oggi, come per il passato, le tesi dei federalisti si confrontano costantemente con il variegato mondo delle proposte degli europeisti e più in generale di coloro che a vario titolo, non di rado oneroso, si occupano di Europa. Una palude all’interno della quale, al di là di encomiabili eccezioni, si distinguono intellettuali, non sempre titolati e se titolati non sempre per meriti scientifici, troppo sensibili al sottile fascino del potere costituito per poter esprimere proposte originali, cattivi maestri orfani del comunismo militante e pronti a confondere le menti delle nuove generazioni con il global-cosmopolitismo pedante ed inconcludente, protagonisti della vita economica alla ricerca di una verginità etica ormai irrimediabilmente perduta nel vortice delle leggi di mercato, giornalisti ed opinion maker compiacenti e disponibili a cambiar bandiera a seconda dei reconditi interessi dell’editore, palese o meno che sia. Tra tutti questi rimestatori di idee quelli i più pericolosi sono coloro che sanno impareggiabilmente coniugare l’ignoranza dei temi all’arroganza dei modi.
Oggi, come per il passato, i militanti che desiderano offrire il proprio contributo alla costruzione della Federazione europea fanno appello prima ancora che al patrimonio ideologico del federalismo organizzato, alla capacità di autonomia nei confronti del mondo politico tradizionale.
Un’autonomia che si sostanzia tanto in termini di definizione di una combattiva azione politica (Spinelli), che di elaborazione di un rigoroso quadro teorico di riferimento (Albertini).
I due elementi sono indissolubilmente legati e definiscono in maniera del tutto originale lo spessore culturale, prima ancora che politico, dell’”orgoglio federalista”.
Oggi, come per il passato, non ci meraviglia affatto che un capo di governo non concordi con le tesi dei federalisti. Rimarremmo semmai esterrefatti se fossero i federalisti a concordare con le tesi di un presidente di turno che da un lato tenta di mantenere un bassissimo profilo, in attesa che la Francia sciolga il rebus postreferendario e dall’altro asseconda la progressiva nazionalizzazione della politica estera tedesca, pur di mantenere unita la grande coalizione.
Oggi, come per il passato, la proposta federalista non è quella che ha le maggiori possibilità di essere realizzata, non è quella che trova il maggior favore dell’opinione pubblica, non è quella che giustifica le logiche di potere nazionale, non è quella che cerca il superficiale ed impalpabile favore della palude europeista, ma è quella che ha l’ambizione di far emergere il partito di coloro che vogliono, inequivocabilmente, l’unione politica su basi federali.
Nicola Forlani
Pasticci referendari
Campoleone, 4 gennaio 2007
Di tanto in tanto riaffiora nel dibattito europeo l’idea di un referendum consultivo per la ratifica del trattato costituzionale emendato da celebrarsi in occasione delle elezioni europee del 2009.
Attualmente l’istituto referendario non è contemplato nei trattati vigenti. L’unica possibilità concreta troverebbe conforto in una sorta di dichiarazione solenne in cui i 27 capi di stato e di governo si impegnino unanimemente alla ratifica nazionale per via referendaria da tenersi in occasione delle elezioni del 2009. In pratica ci troveremmo di fronte a 27 referendum consultivi nazionali che, per il sol fatto di tenersi nello stesso giorno, trasformerebbero la ratifica da nazionale in europea.
Tra l’altro, molti si ostinano a chiamare costituzione il trattato emendato e solo la semiotica comunicativa potrebbe illuminarci sul perché utilizzare un termine di così alta significazione per definire un testo che risponde alla più mediocre, anche se improcrastinabile, esigenza di rendere governabile l’Unione dopo l’allargamento ad est.
Orbene, per procedere alla ratifica referendaria, la stragrande maggioranza degli stati membri dovrebbe introdurre nuove norme legislative nei propri ordinamenti nazionali. L’Italia, in particolare, dovrebbe prevedere norme di rango costituzionale così come fatto per il referendum di indirizzo sul potere costituente al Pe, svoltosi nel 1989 (Legge cost. 1/89).
In questo caso però l’istituto referendario non sarebbe più occasionale, come per l'89, ma potrebbe prevedere una modifica permanente della costituzione italiana in tema di ratifica dei trattati internazionali e l’introduzione di un articolo europeo sul modello della costituzione, francese, tedesca, ecc.
Attualmente la questione è disciplinata implicitamente dall’art. 11 sulle limitazioni di sovranità per i trattati finalizzati a salvaguardare la pace, ed esplicitamente con l’art. 80, che dispone l’autorizzazione parlamentare alla ratifica e dall’art. 87 sui poteri del Presidente della Repubblica.
Per completezza è opportuno ricordare che l’art. 75 non ammette il referendum abrogativo sui trattati internazionali stessi, articolo, che, nell’ipotesi di modifica, dovrebbe contenere un nuovo comma sui referendum consultivi.
Ovviante il nostro paese, per poter procedere alla ratifica per via referendaria in occasione delle elezioni europee della primavera del 2009, dovrebbe adottare la nuova norma costituzionale entro la fine del 2008. La relativa proposta di legge costituzionale dovrebbe essere presentata al massimo per settembre del 2007, sperando che in 12/16 mesi sia possibile concluderne l’iter legislativo, stante la doppia lettura successiva a distanza non minore di 3 mesi (art. 138).
Va da se che a questo punto la dichiarazione solenne dei 27 capi di stato e di governo, che si impegnano alla contemporanea ratifica referendaria, dovrebbe essere sottoscritta al massimo entro i prossimi 6/8mesi. Da aggiungere, infine, che qualora la legge costituzionale italiana non fosse approvata con la maggioranza dei due terzi, nella seconda votazione, da ciascuna delle Camere, la legge stessa che introduce il referendum consultivo in tema di trattati internazionali potrebbe essere sottoposta ad un referendum popolare confermativo.
In un caso del genere, dando per scontato che gli italiani votino si alla modifica della costituzione, la promulgazione delle nuove disposizioni costituzionali slitterebbe a non prima del 2010.
Questo è il ginepraio giuridico/legislativo in cui si andrebbe a collocare, nel già fibrillante dibattito politico italiano, il tema della possibile adozione di strumenti referendari in materia di Europa. Immaginare cosa avverrebbe negli altri stati membri lascerebbe impietrite anche le più acrobatiche menti.
Nicola Forlani
Di tanto in tanto riaffiora nel dibattito europeo l’idea di un referendum consultivo per la ratifica del trattato costituzionale emendato da celebrarsi in occasione delle elezioni europee del 2009.
Attualmente l’istituto referendario non è contemplato nei trattati vigenti. L’unica possibilità concreta troverebbe conforto in una sorta di dichiarazione solenne in cui i 27 capi di stato e di governo si impegnino unanimemente alla ratifica nazionale per via referendaria da tenersi in occasione delle elezioni del 2009. In pratica ci troveremmo di fronte a 27 referendum consultivi nazionali che, per il sol fatto di tenersi nello stesso giorno, trasformerebbero la ratifica da nazionale in europea.
Tra l’altro, molti si ostinano a chiamare costituzione il trattato emendato e solo la semiotica comunicativa potrebbe illuminarci sul perché utilizzare un termine di così alta significazione per definire un testo che risponde alla più mediocre, anche se improcrastinabile, esigenza di rendere governabile l’Unione dopo l’allargamento ad est.
Orbene, per procedere alla ratifica referendaria, la stragrande maggioranza degli stati membri dovrebbe introdurre nuove norme legislative nei propri ordinamenti nazionali. L’Italia, in particolare, dovrebbe prevedere norme di rango costituzionale così come fatto per il referendum di indirizzo sul potere costituente al Pe, svoltosi nel 1989 (Legge cost. 1/89).
In questo caso però l’istituto referendario non sarebbe più occasionale, come per l'89, ma potrebbe prevedere una modifica permanente della costituzione italiana in tema di ratifica dei trattati internazionali e l’introduzione di un articolo europeo sul modello della costituzione, francese, tedesca, ecc.
Attualmente la questione è disciplinata implicitamente dall’art. 11 sulle limitazioni di sovranità per i trattati finalizzati a salvaguardare la pace, ed esplicitamente con l’art. 80, che dispone l’autorizzazione parlamentare alla ratifica e dall’art. 87 sui poteri del Presidente della Repubblica.
Per completezza è opportuno ricordare che l’art. 75 non ammette il referendum abrogativo sui trattati internazionali stessi, articolo, che, nell’ipotesi di modifica, dovrebbe contenere un nuovo comma sui referendum consultivi.
Ovviante il nostro paese, per poter procedere alla ratifica per via referendaria in occasione delle elezioni europee della primavera del 2009, dovrebbe adottare la nuova norma costituzionale entro la fine del 2008. La relativa proposta di legge costituzionale dovrebbe essere presentata al massimo per settembre del 2007, sperando che in 12/16 mesi sia possibile concluderne l’iter legislativo, stante la doppia lettura successiva a distanza non minore di 3 mesi (art. 138).
Va da se che a questo punto la dichiarazione solenne dei 27 capi di stato e di governo, che si impegnano alla contemporanea ratifica referendaria, dovrebbe essere sottoscritta al massimo entro i prossimi 6/8mesi. Da aggiungere, infine, che qualora la legge costituzionale italiana non fosse approvata con la maggioranza dei due terzi, nella seconda votazione, da ciascuna delle Camere, la legge stessa che introduce il referendum consultivo in tema di trattati internazionali potrebbe essere sottoposta ad un referendum popolare confermativo.
In un caso del genere, dando per scontato che gli italiani votino si alla modifica della costituzione, la promulgazione delle nuove disposizioni costituzionali slitterebbe a non prima del 2010.
Questo è il ginepraio giuridico/legislativo in cui si andrebbe a collocare, nel già fibrillante dibattito politico italiano, il tema della possibile adozione di strumenti referendari in materia di Europa. Immaginare cosa avverrebbe negli altri stati membri lascerebbe impietrite anche le più acrobatiche menti.
Nicola Forlani
Questa o quello, per me pari sono
Campoleone, 19 novembre 2006
In occasione del convegno internazione di Firenze dello scorso venerdì, il Presidente Giscard d’Estaing si è rallegrato della sconfitta di Fabius nelle primarie del Partito socialista sottolineando come le posizioni anti trattato costituzionale abbiamo raggiunto solo il 20% dei consensi. Con enfasi, ha poi proseguito: “Il conteso politico francese sta cambiando”.
Troppo facile notare come il contesto politico francese fosse per l’80% a favore del trattato anche a cavallo del 29 maggio 2005 e che si sarebbe tranquillamente palesato per via parlamentare se Chirac non avesse avuto l’improvvida idea di sottoporre il trattato stesso a referendum. Una scelta che ha di fatto costretto il popolo francese a dire no ad un testo lunghissimo e indecifrabile presentato come una vera costituzione, mentre conteneva modestissime innovazioni istituzionali.
C’è da scommetterci che se oggi fosse ripresentato non basterebbe il dolce sorriso di una candidata per farlo risorgere dalle sue ceneri. D’altro canto lo stesso Giscard d’Estaing ha precise responsabilità nell’aver addomesticato la Convenzione togliendole ogni carattere assembleare e trasformandola in un forum degno del più tradizionale negoziato intergovernativo, ma a Firenze, per cortesia istituzionale, nessuno ha avuto l’ardire di sottolinearlo.
Al momento la bella Sègolène Royal ha solo infranto la regola che le donne in politica debbano essere di aspetto decisamente sgradevole per poter aver successo. Il suo programma è scarno, indecifrabile e poco o per nulla di sinistra. Sull’Europa si è espressa per il mini trattato alla Sarkozy. E’ favorevole ad un testo che nella sostanza conferma il precedente ma che nella forma abbandona i toni costituzional/costituenti.
Vincano i socialisti o i conservatori, ai francesi sarà detto che si sta ratificando una cosa nuova, mentre, per via parlamentare, tenteranno di ratificare il vecchio trattato. Sarebbe interessante conoscere l’opinione dei due candidati, che in comune hanno anche una personalità sostanzialmente antipolitica, su quello che vogliono per il futuro dell’Europa, dando ottimisticamente per scontato che abbiamo una seppur pallida idea sulla questione. Ma in proposito, a mio avviso, non si esprimeranno se non dopo che uno dei due si sia insediato all’Eliseo, sempre che Chirac, il politico, sia disponibile allo sfratto.
Nicola Forlani
In occasione del convegno internazione di Firenze dello scorso venerdì, il Presidente Giscard d’Estaing si è rallegrato della sconfitta di Fabius nelle primarie del Partito socialista sottolineando come le posizioni anti trattato costituzionale abbiamo raggiunto solo il 20% dei consensi. Con enfasi, ha poi proseguito: “Il conteso politico francese sta cambiando”.
Troppo facile notare come il contesto politico francese fosse per l’80% a favore del trattato anche a cavallo del 29 maggio 2005 e che si sarebbe tranquillamente palesato per via parlamentare se Chirac non avesse avuto l’improvvida idea di sottoporre il trattato stesso a referendum. Una scelta che ha di fatto costretto il popolo francese a dire no ad un testo lunghissimo e indecifrabile presentato come una vera costituzione, mentre conteneva modestissime innovazioni istituzionali.
C’è da scommetterci che se oggi fosse ripresentato non basterebbe il dolce sorriso di una candidata per farlo risorgere dalle sue ceneri. D’altro canto lo stesso Giscard d’Estaing ha precise responsabilità nell’aver addomesticato la Convenzione togliendole ogni carattere assembleare e trasformandola in un forum degno del più tradizionale negoziato intergovernativo, ma a Firenze, per cortesia istituzionale, nessuno ha avuto l’ardire di sottolinearlo.
Al momento la bella Sègolène Royal ha solo infranto la regola che le donne in politica debbano essere di aspetto decisamente sgradevole per poter aver successo. Il suo programma è scarno, indecifrabile e poco o per nulla di sinistra. Sull’Europa si è espressa per il mini trattato alla Sarkozy. E’ favorevole ad un testo che nella sostanza conferma il precedente ma che nella forma abbandona i toni costituzional/costituenti.
Vincano i socialisti o i conservatori, ai francesi sarà detto che si sta ratificando una cosa nuova, mentre, per via parlamentare, tenteranno di ratificare il vecchio trattato. Sarebbe interessante conoscere l’opinione dei due candidati, che in comune hanno anche una personalità sostanzialmente antipolitica, su quello che vogliono per il futuro dell’Europa, dando ottimisticamente per scontato che abbiamo una seppur pallida idea sulla questione. Ma in proposito, a mio avviso, non si esprimeranno se non dopo che uno dei due si sia insediato all’Eliseo, sempre che Chirac, il politico, sia disponibile allo sfratto.
Nicola Forlani
venerdì 5 dicembre 2008
Gentile signor Ministro Bonino
Campoleone, 2 giungo 2006
Gentile signor Ministro Bonino,
se le considerazioni di Galli della Loggia sul Manifesto di Ventotene avevano suscitato in me, e in molti altri federalisti, una consapevole indignazione, la risposata da lei abbozzata sul Corsera, mi lascia esterrefatto.
Tralasciando le sue considerazioni che accomunano in un unico cammino i federalisti e i Galli della Loggia, cosa di cui nessuno ne aveva avuto sin ora evidenza alcuna, Ella sostiene che il nocciolo centrale del Manifesto, epurato dallo spirito antifascista d’epoca, è “la necessita del governo federale per l’Unione”.
Ad una prima lettura di tale affermazione rimango perplesso. Qualcosa inizia a non tornarmi. Non ricordo che il Manifesto articoli considerazioni particolari sul governo federale. Il nocciolo centrale del Manifesto non è un nuovo contratto sociale che, superando il dogma della sovranità assoluta e dello stato-nazione, trovi nello stato federale lo strumento istituzionale e giuridico per la creazione di un’Europa libera e unita?
Non sarà che la memoria mi fa difetto? Riprendo la mia copia del Manifesto edita da Il Mulino nel ’91. Rileggo voracemente la prefazione di Bobbio, ma nulla. Provo a sfogliare rapidamente il testo, ancora nulla. Qualcosa mi sfugge? Utilizzo il trova su una versione word del Manifesto. Scrivo “governo federale dell’Unione”. Nulla.
Forse Unione è una libera aggiunta in spirito modernista. Riprovo con “governo federale”. Ancora nulla. Nel Manifesto non vi è traccia alcuna ne del concetto ne della sua supposta rilevanza e centralità. Provo solo con “governo”. La parola è citata solo due volte. La prima nel paragrafo “La Crisi della civiltà moderna”, ma si parla del governo nei sistemi liberal democratici ed un seconda volta nel paragrafo “Compiti del dopoguerra. L’Unità europea,” dove si fa cenno a governo dispotico e principio di non intervento nella Società delle Nazioni.
No, signor Ministro. Il nocciolo centrale del Manifesto evidentemente al momento le sfugge, probabilmente per abile senso di opportunità politica. Eppure sostenere, come fa il Manifesto, la necessità della fondazione dello stato federale, ci aiuterebbe a distinguere gli amici dai nemici dell’Europa, i federalisti dai Galli della Loggia, i progressisti dai reazionari (altro concetto cardine del Manifesto).Voglio solo sperare che in attesa della versione in lingua araba che intende far editare, si creino le condizioni politiche che Le consentiranno di centrare, con una maggior margine di approssimazione, il nocciolo del testo e lo spirito originario della proposta federalista.
Con viva cordialità
Nicola Forlani
Gentile signor Ministro Bonino,
se le considerazioni di Galli della Loggia sul Manifesto di Ventotene avevano suscitato in me, e in molti altri federalisti, una consapevole indignazione, la risposata da lei abbozzata sul Corsera, mi lascia esterrefatto.
Tralasciando le sue considerazioni che accomunano in un unico cammino i federalisti e i Galli della Loggia, cosa di cui nessuno ne aveva avuto sin ora evidenza alcuna, Ella sostiene che il nocciolo centrale del Manifesto, epurato dallo spirito antifascista d’epoca, è “la necessita del governo federale per l’Unione”.
Ad una prima lettura di tale affermazione rimango perplesso. Qualcosa inizia a non tornarmi. Non ricordo che il Manifesto articoli considerazioni particolari sul governo federale. Il nocciolo centrale del Manifesto non è un nuovo contratto sociale che, superando il dogma della sovranità assoluta e dello stato-nazione, trovi nello stato federale lo strumento istituzionale e giuridico per la creazione di un’Europa libera e unita?
Non sarà che la memoria mi fa difetto? Riprendo la mia copia del Manifesto edita da Il Mulino nel ’91. Rileggo voracemente la prefazione di Bobbio, ma nulla. Provo a sfogliare rapidamente il testo, ancora nulla. Qualcosa mi sfugge? Utilizzo il trova su una versione word del Manifesto. Scrivo “governo federale dell’Unione”. Nulla.
Forse Unione è una libera aggiunta in spirito modernista. Riprovo con “governo federale”. Ancora nulla. Nel Manifesto non vi è traccia alcuna ne del concetto ne della sua supposta rilevanza e centralità. Provo solo con “governo”. La parola è citata solo due volte. La prima nel paragrafo “La Crisi della civiltà moderna”, ma si parla del governo nei sistemi liberal democratici ed un seconda volta nel paragrafo “Compiti del dopoguerra. L’Unità europea,” dove si fa cenno a governo dispotico e principio di non intervento nella Società delle Nazioni.
No, signor Ministro. Il nocciolo centrale del Manifesto evidentemente al momento le sfugge, probabilmente per abile senso di opportunità politica. Eppure sostenere, come fa il Manifesto, la necessità della fondazione dello stato federale, ci aiuterebbe a distinguere gli amici dai nemici dell’Europa, i federalisti dai Galli della Loggia, i progressisti dai reazionari (altro concetto cardine del Manifesto).Voglio solo sperare che in attesa della versione in lingua araba che intende far editare, si creino le condizioni politiche che Le consentiranno di centrare, con una maggior margine di approssimazione, il nocciolo del testo e lo spirito originario della proposta federalista.
Con viva cordialità
Nicola Forlani
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