sabato 6 dicembre 2008

Il paradosso di una costituzione senza stato

Campoleone, 24 gennaio 2007

Ripropongo un estratto dell’articolo di Bolaffi che a mio avviso rappresenta, magistralmente, una delle possibili ragioni profonde del dibattito sul futuro dell’Europa che in parte sta animando, non so quanto consapevolmente, anche il nostro mivimento.

… “Si tratta come ognun veda di una vera e propria rivoluzione copernicana del pensiero giuridico e costituzionale che ci mette in grado di sganciare l'idea di Costituzione da quella di Stato-nazione. In tal modo si potrebbe definitivamente archiviare quella sorta di aporetico combinato disposto formato da un lato dall'ideologia "sovranista", secondo la quale un'unità politica non può esistere che nella forma dello Stato-nazione. E dall'altra, dalle posizioni di un radicale federalismo per le quali un'Europa politicamente unita potrà esistere solo nella forma di Stato federale europeo (o Stati Uniti d'Europa): «Sul piano della forma politica, è un'unità che non ha la forma classica della circonferenza, bensì quella meno consueta ma non meno strutturata dell'ellisse”… “Una ellisse formata dalla persistenza, sia pure declinante, della legittimità politica la cui fonte è lo Stato-nazione e la formazione di una realtà post-statale anch'essa legittimata e capace di decisioni politiche che chiamiamo diritto comunitario”.

Il cosmopolitismo internazionalista ha da sempre propugnato l’estinzione dello Stato quale fase terminale della società capitalista e preludio di quella socialista (società post-statale per eccellenza). Un’astrazione filosofica su cui molti autori marxisti si sono esercitati ma che spesso, nei fatti, si è tradotta in un’idiosincrasia congenita all’ordine e al potere che dallo Stato stesso emanano. Idiosincrasia che con il concetto filosofico ha ben poco a che fare. In questa versione comunitaria, avallata da Bolaffi, e sostenuta da una serie di intellettuali che fanno riferimento alla fondazione Basso, l’estinzione dello Stato avverrebbe grazie al depotenziamento progressivo di quelli nazionali e alla fiera opposizione alla costruzione di quello federale soprannazionale.

Nella sostanza, il non essere Stato (patrimonio da preservare) del modello comunitario in abbinamento con un trattato internazionale (che ha il solo merito di rafforzare il ruolo intergovernativo degli Stati nazionali stessi) da chiamarsi enfaticamente “Costituzione” trasforma, come per miracolo, un campione di europeismo come Valéry Giscard d’Estaing, così viene giudicato dal costituzionalista europeo Peter Häberle (1), in una novella Rosa Luxemburg. Ed il primo avrebbe il privilegio di essere riuscito li dove la seconda ha fallito.

Fino al ’89, gli anti-Stato non avevano timore a richiamarsi a Marx e Engels (né con lo Stato né con le BR è un’espressione che forse non dice nulla ai più giovani, ma morde ancora nelle coscienze di chi ha vissuto quella infelice stagione politica chiamata “Anni di piombo”). Ora che lor signori non sono più tanto alla moda, gli anti-Stato si appellano al modello comunitario, erigendolo a monumentale esempio cultural/costituzionale di un federalismo post-statale (2) da contrapporre al federalismo radicale, che poggia sul concetto di Stato federale. Con l’unico risultato tangibile di dar vita così all’unico stato possibile, quello confusionale.

Ambedue le visioni (internazionalista e federalista) sono ovviamente degne di nota e meritano ben più articolata analisi di quella accennata in queste poche battute. Ma solo la seconda è legittimata ad offrire il proprio contributo per la miglior definizione della linea strategica della nostra organizzazione che ha, in ogni caso, per obiettivo la fondazione dello Stato federale europeo. Sempre che questo, senza post, né pre, né ma sia ancora l’obiettivo condiviso di tutti i militanti del MFE. Se qualcuno avesse sviluppato altre opinioni in merito lo dica, con chiarezza cristallina, e senza lasciare ancora spazio a fraintendimento alcuno.

Facciamo chiarezza e usciamo dall’ambiguità. E’ il marxismo, nelle sue innumerevole declinazioni, ad essere stato archiviato dalla storia! Il federalismo di Altiero Spinelli e Mario Albertini no! E’ di drammatica attualità per le sorti del pianeta stesso.

Nicola Forlani

(1)Peter Häberle. (2003) Interevento al convegno “Il giurista europeo di fronte ai compiti del nostro futuro costituzionale comune” (Luiss)

http://www.luiss.it/semcost/index.html?dirittifondamentali/resoconti/200302.
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Estratto intervento Häberle. “Passando ad analizzare più da vicino alcuni dei progetti considerati, prendiamo in considerazione in primo luogo il progetto Giscard elaborato dal presidium della Convenzione nel novembre 2002. Si tratta di un documento eccellente per una politica costituzionale europea, che si sforza di realizzare un'ampia trasparenza, opera con una sistematica quasi cartesiana, e rappresenta pertanto un'iniziativa pionieristica, una sorta di strumentario costituzionale, un programma strutturale prodotto dall'elaborazione del fitto intrico di oltre 400 "vecchi" articoli già emanati nel diritto pattizio europeo e che in qualche modo produce nuove norme giuridiche. Forse è possibile parlare di un
"documento quadro" (Rahmenwerk), di un'"impalcatura costituzionale" o di uno "scheletro". Non avendo contatti con gli ambienti politici, osserva Häberle, non gli è stato possibile apprendere a chi debba Giscard l'elaborazione di un progetto di tale qualità.”

(2) Peter Häberle (2006) Costituzione ed identità culturale tra Europa e stati nazionali. (Giuffre)