sabato 6 dicembre 2008

Oggi come per il passato

Campoleone, 14 gennaio 2007

Oggi, come per il passato, le tesi dei federalisti si confrontano costantemente con il variegato mondo delle proposte degli europeisti e più in generale di coloro che a vario titolo, non di rado oneroso, si occupano di Europa. Una palude all’interno della quale, al di là di encomiabili eccezioni, si distinguono intellettuali, non sempre titolati e se titolati non sempre per meriti scientifici, troppo sensibili al sottile fascino del potere costituito per poter esprimere proposte originali, cattivi maestri orfani del comunismo militante e pronti a confondere le menti delle nuove generazioni con il global-cosmopolitismo pedante ed inconcludente, protagonisti della vita economica alla ricerca di una verginità etica ormai irrimediabilmente perduta nel vortice delle leggi di mercato, giornalisti ed opinion maker compiacenti e disponibili a cambiar bandiera a seconda dei reconditi interessi dell’editore, palese o meno che sia. Tra tutti questi rimestatori di idee quelli i più pericolosi sono coloro che sanno impareggiabilmente coniugare l’ignoranza dei temi all’arroganza dei modi.

Oggi, come per il passato, i militanti che desiderano offrire il proprio contributo alla costruzione della Federazione europea fanno appello prima ancora che al patrimonio ideologico del federalismo organizzato, alla capacità di autonomia nei confronti del mondo politico tradizionale.

Un’autonomia che si sostanzia tanto in termini di definizione di una combattiva azione politica (Spinelli), che di elaborazione di un rigoroso quadro teorico di riferimento (Albertini).

I due elementi sono indissolubilmente legati e definiscono in maniera del tutto originale lo spessore culturale, prima ancora che politico, dell’”orgoglio federalista”.

Oggi, come per il passato, non ci meraviglia affatto che un capo di governo non concordi con le tesi dei federalisti. Rimarremmo semmai esterrefatti se fossero i federalisti a concordare con le tesi di un presidente di turno che da un lato tenta di mantenere un bassissimo profilo, in attesa che la Francia sciolga il rebus postreferendario e dall’altro asseconda la progressiva nazionalizzazione della politica estera tedesca, pur di mantenere unita la grande coalizione.

Oggi, come per il passato, la proposta federalista non è quella che ha le maggiori possibilità di essere realizzata, non è quella che trova il maggior favore dell’opinione pubblica, non è quella che giustifica le logiche di potere nazionale, non è quella che cerca il superficiale ed impalpabile favore della palude europeista, ma è quella che ha l’ambizione di far emergere il partito di coloro che vogliono, inequivocabilmente, l’unione politica su basi federali.

Nicola Forlani

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