sabato 13 dicembre 2008

Quelli che il referendum

Campoleoene, 25 marzo 2007

Da quando non è più tanto alla moda declamare la parola “costituzione”, è partita una vera e propria caccia al tesoro. La vincerà chi riuscirà ad individuare cosa mai possa essere oggetto di un ipotetico referendum europeo. Nelle prossime settimane ne ascolteremo delle belle. La fantasia, coniugata all’approssimazione dei concetti e all’ambiguità delle proposte, ci riserverà grandi ed imprevedibili sorprese. Per intanto, limitiamoci agli sforzi creativi che possiamo, sino ad ora, annoverare.

Quelli che il referendum … lo vogliono consultivo e sulla costituzione europea. L’oggetto sembrerebbe essere deceduto nei due passaggi referendari del 2005. Ma costoro, insensibili ad una più accorta riflessione sulle motivazioni etiche dell’accanimento terapeutico, tengono in vita il feticcio convenzionale con la stessa impassibile fede con cui i comunisti tengono in vita Castro e il suo mito.

Quelli che il referendum … lo vogliono sul processo costituzionale, così come recita una recente mozione approvata da Camera e Senato. La fecondità creativa che è alla base di tale proposta potrebbe trovare soluzione in un enigma kafkiano, ma è un’ipotesi interpretativa che sarà bene relegare ai momenti di fatica, tutta esistenzialista, del vivere.

Quelli che il referendum … lo vogliono sull’Unione europea, così come proposto di recente da alcuni brillanti parlamentari. Un ulteriore elemento che va ad arricchire la qualità e la profondità della proposta della commissione costituzionale del Parlamento europeo che sarà, grazie a tale illuminazione, sempre più punto di riferimento imprescindibile dei negoziati istituzionali dei prossimi mesi.

Quelli che il referendum …. lo vogliono sull’allargamento e sull’approfondimento dell’Ue. Ebbene si! La folgorazione referendaria ha colpito anche Jurgen Habermas, colui che ha attribuito, da sempre, grande importanza ai problemi dell’interazione del linguaggio, colui che ha introdotto il concetto di “agire comunicativo” quale elemento di razionalità dei rapporti sociali. Prima o poi, l’insigne sociologo ci spiegherà cosa ci sia di razionale in un “agire comunicativo” che chiede di esprimersi su concetti sconosciuti al 99,9% del mondo politico, figuriamoci all’opinione pubblica.

Per ultimi, ma che si distinguono per ineffabile coerenza, ci sono quelli che il referendum … è uguaglio. Per costoro riflettere sull’oggetto della chiamata è cosa del tutto irrilevante. L’importante è che in una bella giornata di primavera del 2009, il popolo della città di Smeraldo, gaudente e festante, venga chiamato dal Mago di Oz a dire un si o un no su un qualcosa purché sia. Unica condizione irrinunciabile è che la domanda referendaria sia il più possibile astrusa, ambigua ed incomprensibile. Il Boscaiolo di latta rimarrà senza cuore, il Leone codardo senza coraggio, lo Spaventapasseri di paglia senza cervello e la terra di Quading non sarà mai raggiunta, ma poco importa … è uguaglio.

Nicola Forlani

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